L’ESPERIENZA E LO SPETTATORE ATTIVO (Stefano Fake, 2016)

“Esperienza”, “spettacolo”, “immersione”, “emozione” sono le parole chiave che vengono utilizzate per definire una esperienza d’arte multimediale immersiva (immersive art experience).

Lo spettatore del terzo millennio è attirato da questa nuova forma di espressione creativa dell’arte, che si manifesta attraverso una vera e propria IMMERSIONE MULTISENSORIALE DELLO SPETT-ATTORE, che aggiunge al senso della vista, una serie di stimoli sonori e tattili per immergere fisicamente il visitatore dentro all’ambiento multisensoriale.

L’esperienza (intesa come percezione e conoscenza diretta di oggetti a noi esterni, acquisita tramite i sensi) presuppone una ricettività attiva da parte dello spettatore, che deve trovare un proprio percorso interpretativo e un proprio punto di vista all’interno del flusso audiovisivo predisposto dal videoartista autore dell’opera immersiva, che attraverso la propria selezione musicale e iconografica, suggerisce un punto di vista, senza imporlo.

A differenza del documentario, dove i realizzatori “impongono” una linea interpretativa delle opere d’arte, nelle art experiences l’autore suggerisce delle letture visive delle opere, attraverso scene, percorsi e accostamenti visivi.Non essendoci testo descrittivo e nozionistico, sia esso in voce fuori campo o scritto in sovrimpressione, viene lasciata allo spettatore la piena libertà associativa e interpretativa dell’opera multimediale immersiva a cui stanno assistendo.

L’esperienza immersiva è di per se stessa un’opera d’arte, e quindi suscettibile i molteplici letture e interpretazioni.


Pur essendo spesso richiesto di parte degli spettatori, chiusi in antichi schemi cognitivi, di voler “essere guidati” nell’interpretazione dell’arte, è invece precisa volontà dei realizzatori delle esperienze immersive di lasciare aperti i punti di vista dello spettatore: siano essi fisici (la libertà di disporsi nello spazio scenico, scegliendo quindi il proprio punto di vista all’interno delle multiproiezioni) che cognitivi (non si cerca di spiegare le opere in modo didascalico o didattico).

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